I tesori più belli e nascosti sono di solito quelli più vicino a noi

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Si parte per un viaggio, magari in luoghi lontani. Si vedono cose bellissime, completamente diverse da quelle che abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni. Si torna con la voglia di raccontare, di mostrare foto e video…  E’ successo quasi a tutti e anche io non faccio eccezione… E i miei viaggi mi hanno portato in varie parti del mondo.

Ma ora, dopo tanti viaggi e tanti anni trascorsi ho scoperto una cosa a cui non avevo mai prestato attenzione. Non conosco la mia città, Genova , e non conosco neppure tanto bene la Liguria, per il principio:  è qui vicino posso andarci quando voglio. E così il tempo passa e non ci vado…

Quando ho realizzato quanto poco sapevo delle cose a me più vicine ho deciso di iniziare un viaggio proprio qui, vicino a casa mia, e ho scoperto che si nascondono ovunque dei tesori di Arte, di Architettura, di Paesaggio … che vale la pena di riscoprire e di raccontare.

I tesori nascosti li ho ritrovati a poco a poco e quindi man mano li inserirò, sperando di incuriosire e attirare l’attenzione su particolari a cui non si fa caso quando si visita un luogo.

E ho pensato di scrivere i miei post come lettere inviate ad una amica immaginaria,  come usava una volta, rigorosamente scritte  a mano con la penna stilografica,  su delicata carta di colore pastello….  perché anche  i ricordi dei nostri avi sono tesori da conservare!

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Non solo Cattedrali : 8 – L’Oratorio “Mortis et Orationis” di Sestri Ponente

Carissima Eleanor,

a Sestri Ponente c’è un piccolo gioiello che contiene diverse “pietre preziose” : l’Oratorio Mortis et Orationis che si trova a fianco della Parrocchia dell’Assunta.

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L’Oratorio venne eretto nel 1674, dopo la costruzione della Parrocchia e conserva al suo interno  affreschi,  tele e sculture di pregio.

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Oggi ti voglio far conoscere una bellissima cassa processionale, che grazie ad un accurato restauro si può finalmente ammirare in tutto il suo splendore: “La Decollazione di San Giovanni Battista” di Marco Antonio Poggio.

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Questa opera è l’unica rimasta di questo scultore che fu attivo a Genova a metà Seicento, precedendo quindi il più noto Anton Maria Maragliano e che, dopo aver imparato l’arte  nella bottega di Domenico Bissoni, si mise in proprio e produsse numerose casse processionali e diversi Crocifissi di cui rimane documentazione, ma che purtroppo andarono perdute.

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Il restauro, ad opera del Laboratorio di Restauro di Santa Maria in Via Lata, ha riportato alla luce i particolari, i colori, le espressioni intense dei personaggi.

San Giovanni Battista e Salomè.

Il carnefice con la spada e il carcerato

I soldati e i servitori

E gli angeli e il cagnolino

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Nell’Oratorio è conservata anche un’altra cassa processionale, altrettanto bella… te le parlerò prossimamente!

Tua Marian

 

 

 

 

 

 

 

 

Storie di eroi e non solo… : 4 – Giulio Cesare Drago e i ponti.

Mia carissima Eleanor,

esiste a Genova un ponte che aveva nell’800 una triste fama: era chiamato il “ponte dei suicidi”. Certo la sua altezza e il fatto che fosse molto facile scavalcarne il parapetto induceva persone con problemi vari a togliersi la vita proprio da lì. Costruito tra il 1718 e il 1724, il ponte di  Carignano fu voluto dalla famiglia Sauli per raggiungere la Basilica dell’Assunta di Carignano da piazza Sarzano ed è tutt’ora esistente.

24_1Proprio a inizio del 1800, a seguito dell’assedio che subì Genova da parte degli austriaci e degli inglesi, contro l’esercito francese di Bonaparte attendato in città agli ordini del generale francese Massena, la città (anche se estranea a questa guerra)   andò incontro a una terribile carestia, che portò alla disperazione i cittadini e il ponte di Carignano fu in quel tragico periodo teatro di molti suicidi.

Era divenuto un modo di dire a Genova “piggiâ o ponte de Caignan pe-o schaen da porta”, cioè prendere il ponte di Carignano come fosse lo scalino della  porta di casa.

Nel 1877 un ignoto benefattore volle donare alla città e ai cittadini un mezzo per impedire queste tragedie e fece costruire a sue spese una cancellata in ferro, che esiste tutt’ora, a protezione delle due sponde del ponte. Solo alla sua morte nel 1880 dal suo testamento si seppe che il benefattore era Giulio Cesare Drago, ricco mercante genovese.

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Il Comune, nel 1880, gli dedicò questa lapide che è affissa sul palazzo subito dopo il ponte.

Un altro famoso ponte beneficiò della munificenza di Giulio Cesare Drago: il Ponte Monumentale che sovrasta via XX Settembre. Anche qui la bellissima cancellata in ferro fu eretta grazie al suo contributo.

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E sul ponte c’è un’altra lapide che celebra la generosità di Drago.

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Ed ecco il monumento sulla tomba di Giulio Cesare Drago, che si trova nel Cimitero di Staglieno.

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Sono bellissimi i particolari dell’abbigliamento, dei bottoni del panciotto, del cappello e della posa dell’uomo addolorato appoggiato alla tomba.

Giulio Cesare Drago è uno dei numerosi personaggi, conosciuti da pochi, ma che vale la pena ricordare nella storia di Genova.

La tua amica Marian

Arte di… strada : 1 – Le “Madonnine” di Sestri Ponente

Mia cara Eleanor,

come sai mi piacciono moltissimo le edicole disseminate nei vicoli di Genova; piccoline o monumentali sono una preziosa testimonianza del passato, anche se purtroppo molte sono ormai prive delle  statue della Madonna o dei Santi che le completavano. Alcune sono ancora in ottimo stato, grazie alle cure e ai restauri e mi piace molto girare a caso nel centro storico e trovare sorprese bellissime in luoghi inaspettati.

Oggi però vorrei portarti a scoprire alcune edicole che si trovano nella delegazione di Sestri Ponente, e che sono fortunatamente in buono (o almeno discreto) stato di conservazione.

La piccola cappella è dedicata alla Madonna, raffigurata con un volto severo, e fu ricostruita nel 1945 in occasione della fine della guerra.

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Un’altra cappella è dedicata alla Madonna della Guardia.

La Madonna apparve nel 1490 ad un umile pastore, Benedetto Pareto, che  stava pascolando il gregge sul Monte Figogna; temendo di essere preso per pazzo Benedetto dapprima non rivelò l’apparizione, ma, ridotto in fin di vita da una caduta, fu nuovamente “visitato” da Maria, che lo guarì miracolosamente. Con l’aiuto dei paesani venne eretta dapprima una cappelletta, poi un primo santuario e quindi nel 1890 l’attuale Basilica sul Monte Figogna. In tutta Genova vi sono molte edicole e cappelle dedicate alla “Madonna della Guardia”. La cappella a Sestri Ponente risale al 1949, come ricorda l’iscrizione sotto la nicchia.

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La cappelletta dedicata all’Annunziata conserva al suo interno un piccolo quadro che raffigura appunto l’Annunciazione.

E stata eretta nel 1828 ed è tutt’ora molto curata; all’interno vi sono sempre dei fiori.

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L’edicola del “Cristo di Marmo” è una delle più conosciute di Sestri Ponente, anche se in realtà la statua non è affatto di marmo. Anche questa edicola viene curata e sono sempre presenti vasi di fiori.

Ecco altre due Madonnine dipinte, che si trovano  in due vicoli vicini. La prima è purtroppo più danneggiata, ma anche in questo caso è possibile ammirare la cura con cui vengono sempre omaggiate con fiori e vasi di piante grasse.

L’edicola raffigurante la Madonna col Bambino si trova sul piazzale della Chiesa della SS. Annunziata della Costa.

Un’altra bella edicola eretta nel  1938 dagli eredi Storace con una elegante statua di Maria.

Due piccole raffigurazioni della Madonna  nello stile dei Della Robbia  si trovano sulle facciate di due palazzi.

Come vedi, cara Eleanor, le edicole di Genova sono davvero interessanti… te ne presenterò altre!

Tua Marian

Non solo Cattedrali : 7 – L’Oratorio di S. M. del Rosario

Carissima Eleanor,

E’ abbastanza difficile visitare i numerosi Oratori disseminati a Genova, perché vengono aperti solo in particolari occasioni; una di queste si è presentata grazie all’evento “Genova nascosta” che ha aperto tre di questi oratori, permettendo ai visitatori di ammirare opere davvero pregevoli.

L’Oratorio di Nostra Signora del Rosario penso sia il più minuscolo esistente a Genova; si trova vicino alla Chiesa di Santa Maria di Castello e l’entrata è una semplice porta, sormontata da una piccola lapide ovale, che si apre in una casa lungo la crosa che sale costeggiando la Chiesa,

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Da qui si entra nella  cappella, che ha la volta affrescata da Michele Canzio e un altare con la bellissima statua della Madonna di Anton Maria Maragliano.

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Nonostante sia molto piccolo, o forse proprio per questo, l’Oratorio risulta particolarmente suggestivo.

L’altra opera di particolare pregio è la cassa processionale della Madonna del Rosario, opera di Giovanni Maragliano, nipote di Anton Maria, che occupa gran parte dell’ingresso dell’Oratorio.

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La Confraternita di questo Oratorio, nata del XVI secolo, aveva sede nella vicina Chiesa di Santa Maria di Castello; nel corso del tempo si unirono altre Confraternite, tra le quali quella di Nostra Signora del Rosario e venne aperto il nuovo locale; esiste ancora in una stanzetta  nell’Oratorio una porticina che tramite un passaggio sotterraneo, collegava la cappella direttamente alla Chiesa di Santa Maria di Castello.

E questo è solo il primo degli Oratori che ho visitato! A breve, mia cara Eleanor, te ne illustrerò altri, altrettanto interessanti.

La tua amica Marian

Non solo Cattedrali: 6 – La Cappella Doria a Pegli

Mia carissima Eleanor,

oggi ti porto a Pegli, delegazione che riserva numerose piccole sorprese. Una di queste è la Cappella intitolata a Nostra Signora delle Grazie, ma meglio conosciuta come Cappella Doria, in quanto era appunto la Cappella privata della villa, appartenente alla famiglia Doria, che comprendeva il palazzo dove ora si trova il Museo Navale e il parco retrostante.

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La Cappella è piccola, raccolta,  e conserva alcune tele e delle grandi statue di Santi.21_2

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Ma racconta anche una bellissima storia d’amore che è ricordata dalla lapide posta sulla facciata sopra l’ingresso: i due protagonisti sono Gio Andrea Doria  e Zanobia del Carretto.

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Gio Andrea Doria, nato nel 1540, fu scelto dal principe Andrea Doria come suo successore, quando l’erede designato, il padre di Gio Andrea, morì durante la congiura dei Fieschi.  Gio Andrea aveva 7 anni quando suo padre morì e a 10 anni gli fu promessa come sposa Zanobia, anche lei ancora bambina.

Ma questo matrimonio combinato si rivelò una unione coronata da un grande amore. Gio Andrea era un uomo di mare,  cresciuto per portare avanti  la fama della sua famiglia di comandanti di galee, alleati del re di Spagna, e probabilmente trovò con la dolce Zanobia una perfetta intesa, sia sul piano matrimoniale che sul piano spirituale, come dimostra l’iscrizione sulla targa:

M D X C I I
DONNA ZANOBIA DORIA MORTA ET GIO: ANDREA DORIA  VIVO PRINCIPI III DI MELFI MA IN VERO  TUTTI DUE MORTI ET TUTTI DUE VIVI PERCHE’ FU  LA VITA DI CHI E’ MORTA TALE CHE VIVERA’ SEMPRE ET CHI VIVE RESTO’ IN MODO PER LA SUA MORTE CHE FRA I MORTI PUO’ ESSER RIPUTATO HANNO FATTO ORNATO ET DOTATO QUESTA CHIESA DEDICATA A N. S. RA DELLE GRATIE A HONOR ET SERVICIO DI DIO UTILE DI QUESTO POPOLO ET COMMODO DELLE LORO CASE ET DATOLA A QUESTI PADRI PERCHE PREGHINO PER LE ANIME LORO ET DE SUOI DESCENDENTI

Zanobia morì prima di lui; nel suo testamento egli lasciò precise disposizioni: il suo abito di velluto nero con ricami dorati venne tratto da un vestito dell’adorata moglie; nella sua mano venne posta una ciocca di capelli di Zanobia e accanto vennero poste in un apposito scrigno  le ceneri delle lettere che si erano scambiati; sulla loro tomba  si scolpirono le seguenti parole: “Qui stanno sepolti doi che morte non potè dividere”

Una bellissima storia di tanti secoli fa!

Tua Marian

 

Storie di eroi e non solo… : 3 – Il principe Oddone di Savoia

Mia cara Eleanor,

sicuramente ti commuoverà la storia che ti racconto,  dal momento che la vita del Principe Oddone di Savoia, quartogenito  di Vittorio Emanuele II, fu segnata da una grave malattia genetica ed invalidante,  che lo costrinse a vivere lontano dalla corte e lo portò alla morte non ancora ventenne.

Ma il principe non per questo rinunciò alle sue passioni; nella sua  breve esistenza, grazie all’intelligenza e alla sensibilità, riuscì a raccogliere una collezione di opere d’arte che lasciò in eredità a Genova, una collezione tanto vasta che venne divisa in due Musei.

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La sua statua si trova appunto in uno di questi Musei, la Galleria di Arte Moderna di Nervi che, assieme al Museo di Archeologia di Pegli, conserva le sue collezioni.

Esiliato a quindici anni a Genova, dove il clima mite e l’aria di mare erano più adatti per la sua salute. Oddone soggiornò dapprima a Pegli, poi a Palazzo Reale e qui si dedicò allo studio dell’arte, della musica,  delle lingue e raccolse attorno a se studiosi, artisti, docenti, tra i quali lo scultore Santo Varni, che gli fu consigliere e amico. Un viaggio a Costantinopoli  gli accese l’interesse per le antichità e lo spinse ad iniziare una ricchissima collezione d’arte. Si appassionò anche all’archeologia,  finanziando gli scavi dell’archeologo Giuseppe Fiorelli,  e molti reperti si trovano oggi nel Museo Archeologico di Pegli; amava anche le conchiglie e la sua raccolta viene esposta al Museo di Storia Naturale Andrea Doria.

Ecco alcuni bellissimi reperti  nel Museo di Archeologia di Pegli: la statuetta di Sileno del 1 – 2 Sec d.C.

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Vasi ed anfore di provenienza greca e romana.

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Nella Galleria d’Arte Moderna si trovano tantissime opere, tra le quali  la scultura di Santo Varni “L’Amore che doma la Forza”.20_8.JPG

Del pittore Gabriele Castagnola “La fine di Alessandro de’ Medici”

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E sempre “La morte di Alessandro de’ Medici” di Giuseppe Battista Bellucci

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Il principe Oddone, nel breve tempo che gli è stato concesso,  ha lasciato davvero una grande impronta nella città di Genova e andrebbe ricordato più sovente.

Tua Marian

 

 

 

 

 

Non solo Cattedrali: 5 – Le sorprese della Chiesa delle Vigne

Mia cara Eleanor,

la Basilica di Santa Maria delle Vigne è una delle chiese più belle di Genova e  possiede molti tesori; io ho avuto il piacere di vederne due che non sono solitamente visitabili.

Il primo tesoro si trova  all’interno del Campanile, che è  il più antico  di Genova e  l’unico che non poggia al suolo ma è a cavallo della via che separa la Chiesa dal Chiostro; qui sono custoditi gli Archivi storici.

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Nelle stanzette raggiungibili tramite una stretta scala con ripidi gradini trovano posto diversi armadi e scaffali che racchiudono dei tesori: documenti, atti di nascita, di matrimonio e di morte, libri sacri … provenienti da Chiese ormai non più esistenti.

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Sono gli Archivi provenienti dalla Prevostura, dai Canonici e dal Capitolo, con volumi risalenti al 1700 e riuniti qui e tutt’ora consultabili.

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Il secondo tesoro è stato in mostra per poco tempo, direttamente nella Chiesa e si tratta di due preziosi manoscritti, un graduale e un  antifonario, cioè i libri liturgici contenenti i canti della Messa.

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Il graduale è costituito da 196 fogli di pergamena e risale alla fine del secolo XV ed è stato miniato da un artista genovese. La prima lettera  del testo dell’Annunciazione , una M, raffigura l’Arcangelo inginocchiato davanti alla Vergine.

Il miniatore, anonimo, ha posto grande cura dei particolari della raffigurazione: il porticato a fasce bianche e nere, tipico dell’architettura genovese, la ricchezza decorativa del fregio.

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L’antifonario è  costituito da 105 fogli di pergamena ed è anch’esso risalente alla fine del XV secolo

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La lettera iniziale del testo dell’Assunzione, una A, raffigura la Vergine assunta in cielo con le mani giunte e affiancata da tre coppie di angioletti. Il miniatore, anche se diverso da quello del graduale, è genovese, in quanto si è riconosciuta la sua mano in altri corali presso la Chiesa della Consolazione.

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Molto bello è anche  il fregio sui margini del foglio, in cui sono riconoscibili foglie di acanto e altri motivi vegetali. E particolare cura è posta nelle lettere maiuscole.

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Cara Eleanor, che dire… sono state sorprese inaspettate, e graditissime! Ma a Genova ci sono altri Archivi storici veramente interessanti e sconosciuti ai più, di cui ti parlerò prossimamente.

La tua amica Marian

 

 

Non solo Cattedrali: 4 – Il trittico di San Donato

Mia cara Eleanor,

Anche nella chiesa di San Donato si trova un bellissimo trittico fiammingo, opera di  Joos Van Cleve, recentemente sottoposto a restauro conservativo, che vale la pena di ammirare, tanto più che ha rischiato seriamente la rovina, 

Il trittico infatti nel 1974 fu rubato e quando fu recuperato aveva subito diversi danni: le tavole di cui è composto si erano deformate, lasciando tra di loro degli spazi di alcuni millimetri. Il delicato lavoro di ripristino, affidato al Laboratorio di Restauro sito in Santa Maria in via Lata, ha comportato lo smontaggio delle tavole, l’uso di colle animali per l’incollaggio e e l’inserimento nella parte retrostante di un sistema di vincoli che permettessero un minimo assestamento del legno. L’accuratezza di questo restauro ha permesso di salvare il trittico e di poterlo quindi nuovamente ammirare, e tutta questa opera,  durata diverso tempo e terminata nel 2016, è stata interamente finanziata dai soci di una Associazione Culturale genovese, che hanno devoluto offerte e quote associative  a questo scopo .

E, mia cara Eleanor guarda se non ne valeva la pena!

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Il trittico, del 1515,  raffigura nella tavola centrale  l’Adorazione dei Magi, nella tavola a sinistra il committente dell’opera, Stefano Raggio, con alle spalle Santo Stefano, e nella tavola a sinistra Santa Maria  Maddalena; nella cimasa soprastante è raffigurata la Crocifissione.

Chiudendo le due ante, sul retro è dipinta l’Annunciazione.

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Stefano Raggio trascorse diverso tempo nelle Fiandre,coinvolto nell’attività commerciale dello zio paterno e in questo periodo conobbe il pittore Joos Van Cleve a cui commissionò il dipinto.  L’Adorazione dei Magi è ricca di particolari preziosi, come le vesti , i gioielli e le pellicce indossate dai personaggi. Sullo sfondo sono dettagliate scene di vita quotidiana.

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Raggio si fece raffigurare con alle spalle il suo santo protettore, Stefano, con in mano le pietre del suo martirio; nella tavola a destra avrebbe dovuto essere raffigurata la moglie di Raggio, che però era morta poco tempo prima, in giovane età, Venne quindi sostituita da Santa Maria Maddalena,con in mano un vaso di alabastro.

 

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Una curiosità riguarda lo stemma che si trova sull’inginocchiatoio; il simbolo dei Raggio è barrato da una riga rossa, inserita in epoca successiva, verso la metà del 1600. Infatti nel 1648 l’omonimo Stefano Raggio, bisnipote del committente, partecipò alla congiura contro la Repubblica di Genova; scoperto e incarcerato si uccise in prigione con un pugnale nascosto nel Crocifisso che gli portò la moglie.  Questo evento portò alla cancellazione dei discendenti dal titolo di nobiltà e la distruzione del palazzo patrizio sito a fianco della Chiesa di San Donato: lo stemma venne quindi  anch’esso sfregiato con la banda rossa.

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Come vedi, cara Eleanor, ci sono storie e aneddoti nascosti ovunque!

La tua amica Marian

Non solo Cattedrali : 3 – Il trittico di San Pancrazio

Carissima Eleanor,

la chiesetta di San Pancrazio, che si trova proprio dietro Sottoripa, è davvero particolare! La facciata è semicircolare e l’interno, piccolo e raccolto, è sormontato da un’alta cupola.

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All’interno vi sono diverse opere di autori famosi: la statua di San Pancrazio di Filippo Parodi e diversi affreschi.

Ma il tesoro più grande è dietro l’abside ed è un trittico, recentemente restaurato, attribuito al  pittore fiammingo Adriaen Isenbrant, una vera meraviglia!

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Il trittico aperto raffigura nell’anta sinistra San Pietro con le chiavi e il testo della Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine, nel quale è riportata la vita di San Pancrazio, martirizzato a soli 14 anni durante le persecuzioni volute da Diocleziano.

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Al centro del trittico troviamo San Pancrazio, con ai piedi proprio l’imperatore Diocleziano,  Gesù, lo Spirito Santo e il Padre Eterno e San Giovanni Evangelista.

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Nel pannello a destra vediamo San Paolo con la spada.

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Sugli sfondi dei dipinti sono raffigurate scene della vita di San Pancrazio, dalla sua partenza dalla Frigia con il suo tutore, all’arrivo a Roma dove fu battezzato, quindi la decapitazione e la trafugazione del suo corpo  per dargli degna sepoltura.

Le due ante si chiudono sul pannello centrale e mostrano due dipinti monocromatici: a sinistra San Pancrazio e a destra Cornelio, il papa che lo battezzò.

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Nel dipinto sono presenti anche molti elementi del mondo vegetale, che alludono tramite la simbologia botanica ad ogni particolare della vicenda, come accade sovente dei quadri prodotti da pittori fiamminghi.

Si tratta davvero di un prezioso tesoro da scoprire!

La tua amica Marian.

 

 

 

Storie di eroi e non solo…: 2 – Incontrare Paganini

Mia cara Eleanor,

non sono certo facili da vedere le “impronte” che permettono di seguire le tappe fondamentali della vita di Nicolò Paganini a Genova! Le ho cercate attentamente, e quando le ho trovate le ho fotografate, suscitando perplessità e curiosità nelle persone che mi hanno visto scattare foto ai marciapiedi e alla strada, dove sembrava non ci fosse proprio nulla.

Ecco di che si tratta: sotto ad ogni luogo che ricorda in qualche modo un evento legato a Paganini è stata posta una piccola targa di ottone numerata progressivamente, con una breve descrizione e la firma del grande musicista. Le targhe sono 11, ed essendo poste a terra, sovente sono poco visibili. Per poterle leggere e poi fotografare ho dovuto in alcuni casi faticare un po’ a trovarle e dare quindi una ripulita.

Ecco la targa n. 1. E’ davanti a Palazzo Reale, in via Balbi, dove si trova il Teatro Falcone; qui Paganini, nel 1827,  si esibì in pubblico… e che pubblico! il Re Carlo Felice e la famiglia Reale assistettero al concerto.

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La targa n. 2 è di fronte alla Chiesa di San Filippo Neri, in via Lomellini. Paganini nel 1794, a soli 11 anni, suonò come solista durante le festività in onore del Santo, con grande successo, tanto è vero che venne invitato anche l’anno successivo.

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La terza targa si trova di fronte a Palazzo Tursi, in Via Garibaldi; qui è custodito il violino “Cannone”, costruito da Guarnieri del Gesù e molto amato da Paganini, che lo lasciò in eredità alla città di Genova.

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Andiamo ora a cercare la targa n. 4, davanti alla Chiesa di Nostra Signora delle Vigne. dove nel 1794, a 12 anni appena compiuti, il piccolo Niccolò suonò in occasione della Festa di San Eligio, protettore dell’associazione degli Orefici, una delle più importanti di Genova. Era la sua seconda esibizione in pubblico e stupì tutti per la sua eccezionale bravura.

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Sotto le colonne del Teatro Carlo Felice troviamo la targa n. 5. Paganini suonò nel 1834 per due concerti, di cui il secondo fu interamente a beneficio dei poveri della città.

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La targa n, 6 è situata davanti al Palazzo di Giustizia, che all’epoca di Paganini era ancora l’Ospedale di Pammatone e il musicista assieme al figlio vi si recò nel 1835 per fare visita ai malati di colera. E devo dire che fotografare questa targa davanti all’entrata del Tribunale ha suscitato qualche perplessità negli agenti di guardia!

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Davanti a Palazzo Ducale, in piazza Matteotti, la settima targa ricorda che Paganini nel 1815 “soggiornò”, per così dire, nelle carceri della Torre Grimaldina per avere sedotto una ragazza, con la quale aveva convissuto. Questa è stata la targa più difficile da rintracciare, perché piazza Matteotti è molto ampia e tutta acciottolata.

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Davanti alla Chiesa di San Donato è posta la targa n. 8; qui è custodito l’atto di battesimo di Niccolò, che, nato il 27 ottobre 1782, fu battezzato il giorno successivo nella vicina Chiesa di San Salvatore in Piazza Sarzano.

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La targa n. 9 è posta davanti all’odierno Teatro della Tosse, che all’epoca era il Teatro Sant’Agostino, di fianco alla Chiesa omonima. Qui Paganini nel 1798 tenne la sua prima accademia ed eseguì probabilmente per la prima volta “La Carmagnola con variazioni”.

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Sul lato sinistro della Chiesa di San Salvatore, in Piazza Sarzano, si trova la targa n. 11, che ricorda il battesimo di Paganini.

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La targa n. 11, l’ultima, si trova all’ingresso del parco di Villetta Di Negro, a Corvetto, dove  nel 1835 nel giardino, con una sontuosa festa il Marchese Di Negro inaugurò un busto marmoreo dedicato a Paganini

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Vorrei finire questo “incontro” con Paganini inserendo la targa che si trovava sulla facciata della casa natale del musicista, demolita assieme al quartiere di Via Madre di Dio, e che è stata recuperata e ricollocata  nel 1992.

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La targa, poco leggibile, riporta:

“Alta ventura sortita ad umile luogo. In questa casa i giorno 27 Ottobre dell’anno 1782 nacque a decoro di Genova a delizia del mondo Nicolò Paganini nella divina arte dei suoni insuperato maestro”.

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E credo non servano altre parole!

la tua amica Marian.