I tesori più belli e nascosti sono di solito quelli più vicino a noi

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Si parte per un viaggio, magari in luoghi lontani. Si vedono cose bellissime, completamente diverse da quelle che abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni. Si torna con la voglia di raccontare, di mostrare foto e video…  E’ successo quasi a tutti e anche io non faccio eccezione… E i miei viaggi mi hanno portato in varie parti del mondo.

Ma ora, dopo tanti viaggi e tanti anni trascorsi ho scoperto una cosa a cui non avevo mai prestato attenzione. Non conosco la mia città, Genova , e non conosco neppure tanto bene la Liguria, per il principio:  è qui vicino posso andarci quando voglio. E così il tempo passa e non ci vado…

Quando ho realizzato quanto poco sapevo delle cose a me più vicine ho deciso di iniziare un viaggio proprio qui, vicino a casa mia, e ho scoperto che si nascondono ovunque dei tesori di Arte, di Architettura, di Paesaggio … che vale la pena di riscoprire e di raccontare.

I tesori nascosti li ho ritrovati a poco a poco e quindi man mano li inserirò, sperando di incuriosire e attirare l’attenzione su particolari a cui non si fa caso quando si visita un luogo.

E ho pensato di scrivere i miei post come lettere inviate ad una amica immaginaria,  come usava una volta, rigorosamente scritte  a mano con la penna stilografica,  su delicata carta di colore pastello….  perché anche  i ricordi dei nostri avi sono tesori da conservare!

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Non chiamatele piastrelle! : 1 – I laggioni della Chiesa della Cella

Carissima Eleanor,

Certo che sarebbe veramente riduttivo chiamare “piastrelle” le maioliche che in varie chiese e palazzi nobiliari genovesi vennero usate nel 1500 per abbellire altari,  gradini, scale, saloni! Quelle di origine spagnola sono i famosi “azulejos”,  ma in Liguria vennero fabbricate anche localmente e si chiamano “laggioni”.

Ne sono rimaste purtroppo poche, ma quelle che sono ancora in sede danno un’idea di come dovevano  impreziosire e abbellire i luoghi dove erano poste.

A Sampierdarena, la Chiesa di Santa Maria della Cella ne conserva alcune molto belle.

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Nella navata sinistra si apre una cappella, attualmente battistero, ma in origine cappella gentilizia della famiglia Salvago, all’interno della quale si trovano appunto delle bellissime maioliche policrome lavorate a rilievo, che Stefano Salvago, importante banchiere e finanziere del ‘500, molto gradito alla corte di Carlo V di Spagna, importò appunto dalla corte spagnola.

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Nella cappella tutte le pareti sono coperte sia dagli azulejos sivigliani cinquecenteschi che dalle maioliche di produzioni liguri sempre di quell’epoca.

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Solitamente gli azulejos hanno dei disegni che si rivelano  mettendo vicine più  mattonelle come queste qui sotto che sono formate da 4 pezzi, mentre nei  laggioni ogni piastrella ha un disegno completo.

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Ho trovato altri bellissimi laggioni in chiese e in palazzi, sia nel centro storico di Genova che nelle delegazioni, alcuni molto ben conservati, e presto ne inserirò le immagini!

La tua Marian

Lasciar la diritta via: 5 – Pegli e la primavera

Mia carissima Eleanor,

A Pegli è sbocciata la primavera, timidamente, sulla passeggiata lungo il mare! Ci sono molte persone che approfittano delle belle giornate per percorrerla, ma la maggior parte si ferma ad ammirare la spiaggia, ancora deserta, il mare, le barchette…

Quasi nessuno si rivolge verso le aiole che bordano la passeggiata dal lato della strada,  ma  ci sono piccole, piacevoli sorprese anche da quest’altra parte; sono un po’ nascoste, si affacciano dalle siepi e alzano la testina come per dire: “Ci siamo anche noi! e siamo bellissimi!”… te li voglio presentare, anche se non ne conosco i nomi!

In abito bianco, perfetti nei loro cinque petali,  piccoli e profumati sono vicini vicini, per farsi coraggio…

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Altrettanto piccoli ma vestiti di rosa, gareggiano per farsi baciare dai raggi di sole…

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Loro invece sono disseminati in basso, tra le foglie, da soli o in piccoli gruppetti  e sono  di un viola intenso, con il cuoricino giallo.

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Nella siepe verde scuro,  dei tocchi di rosso vivace qua e là mettono in mostra un insolito insieme  di petali.

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Mazzolini fucsia, con il cuore bianco, petali piccoli ma di un colore vivace e bellissimo.

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Un po’ alteri e solitari, spiccano per le dimensioni e i colori accesi, blu violaceo e giallo intenso; ma si tengono un po’ appartati, quasi a dire. “Siamo qui in alto e custodiamo i fratellini più piccoli e timidi”

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E infine  queste bellissime principesse  si mettono in mostra in modo più prepotente, aprendo le corolle rosa intenso e sporgendosi sull’aiola come per dire: “Guarda come sono bella!”

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E anche a Pegli come in altre delegazioni ci sono i murales,  e qui sono rigorosamente di carattere marino…

Una tranquilla balena, in tutta la sua maestosa grandezza…

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e dei vivaci delfini che si lanciano in giochi allegri…

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e ancora alcuni riquadri astratti sul tema del mare…

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accompagnano il visitatore al molo da dove parte la Nave-Bus che arriva da Pegli al Porto Antico.

Ed ecco la motivazione che ha permesso nel 2017 ad alcuni “Artisti di Strada”  la creazione di questo vivace murales.

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Cara Eleanor, se andrai a Pegli nella stagione primaverile goditi il mare, ma  dai anche uno sguardo  ai piccoli protagonisti delle aiole!

La tua amica Marian

Lasciar la diritta via : 4 – Sampierdarena e le sorprese dipinte

Cara Eleanor,

via Buranello, a Sampierdarena, non è sicuramente una strada che invita a passeggiare, stretta com’è tra la massicciata della ferrovia e la lunga infilata di palazzi, complicata dal traffico e dai parcheggi lungo il marciapiede…

Anch’io, come tanti, ci sono passata innumerevoli volte in autobus e non avevo mai fatto caso ad una bellissima iniziativa che ho scoperto percorrendone un tratto a piedi.  Molte  serrande chiuse che costellano gli archi sotto la ferrovia hanno preso vita, grazie alla fantasia di un gruppo di persone che hanno pensato bene di rallegrarne l’aspetto…

Iniziamo con un classico: la canzone che rappresenta Genova nel mondo…

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E poi la ricetta più famosa, rigorosamente in dialetto… il pesto!

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con il suo ingrediente principale, il basilico  e lo strumento classico, il mortaio!

Si prosegue poi con il viaggio ideale,  con un trenino d’epoca, che da via Buranello  ci porta lungo altre meraviglie!

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Cosa c’è di meglio per iniziare il nostro viaggio di un bel cappuccino in cui inzuppare una “slerfa” di focaccia fragrante appena sfornata…

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Si parte da Genova con negli occhi le immagini più tipiche…

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Dal finestrino si ammirano paesaggi e panorami più disparati: ecco una bella piazza con palme e fontana, di certo è una località della riviera.

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Ed infatti ecco il mare… barchette a vela, spiagge e una delle gallerie che in Liguria sono così numerose …

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Gallerie che regalano per brevissimi attimi scorci spettacolari sull’azzurro

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E in treno sovente si fanno incontri piacevoli, persone sconosciute con cui si condivide un momento, un ricordo…

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e bastano poche parola per fare… amicizia!  e il tempo scorre più veloce.

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E quando si torna a casa anche un semplice viaggio in treno si può ricordare con piacere!

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La prossima volta che passerai in autobus da via Buranello dai una veloce occhiata alle storie che qualcuno ha raccontato sulle serrande!

La tua amica Marian

 

Non solo Cattedrali : 12 – L’Oratorio di San Giuseppe a Sestri Ponente

Mia cara Eleanor,

oggi, 19 marzo, festa di San Giuseppe e di tutti i papà, viene aperto per le funzioni   l’Oratorio, dedicato appunto a San Giuseppe,  che si trova poco lontano dalla Basilica dell’Assunta di Sestri Ponente, e io non mi sono fatta sfuggire l’opportunità di visitarlo!

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L’Oratorio, di dimensioni minuscole, conserva alcune opere risalenti al Seicento e Settecento, grazie alla presenza della Congregazione della Dottrina Cristiana, Confraternita fondata nel XVI secolo dai frati Cappuccini.

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L’edificio venne edificato nel 1647 e una delle tele più importanti è  la pala raffigurante la Natività con San Giovanni Battista, recentemente restaurata, opera di Antonio Travi, pittore nativo proprio di Sestri Ponente,  che fu uno dei protagonisti  del Seicento genovese ed allievo di Bernardo Strozzi.

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In origine questa tela era sull’altare, da cui fu però rimossa e sostituita dalla grande pala che raffigura Gesù che insegna ai Genitori, opera di Gio Raffaele Badaracco,  autore della serie dei Dodici Apostoli che si trovano sulle altre pareti dell’Oratorio.

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Il pittore Badaracco trasse molti insegnamenti dalle opere di Domenico Piola, evidenti nell’eleganza dei panneggi e nell’aspetto degli Apostoli, con folte barbe e sapienti chiaroscuri dei volti.

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Di fronte alla Natività si trova Il Riposo durante la fuga in Egitto attribuito al pittore genovese Giovanni Battista Resoaggi.

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I dipinti sulla volta, sul presbiterio e nell’arco sono di Giovanni Agostino Ratti e raffigurano rispettivamente:

Il Sogno di San Giuseppe

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La Gloria di San Giuseppe

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L’Annunciazione

Un allievo della bottega di Anton Maria Maragliano realizzò la piccola statua lignea di San Giuseppe, che conserva la preziosa policromia originale.

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Come succede sovente, anche nei piccoli Oratori sono custodite opere di grande interesse! Peccato non vengano aperti più spesso…

La tua amica Marian.

Non solo Cattedrali : 11 – Il Santuario di Virgo Potens a Sestri Ponente

 

Mia cara Eleanor,

ti porto oggi sulle alture di Sestri Ponente, dove si trova il piccolo Santuario di Nostra Signora della Misericordia e San Lorenzo, noto come “Virgo Potens”, che ha alcune storie interessanti da raccontare…

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La zona del Priano, che ora si trova sulle alture, anticamente era lambita dal mare e esisteva anche un piccolo porto; durante alcuni scavi nel 1840 vennero alla luce ancore e anelli in ferro a cui si legavano le barche. Con il progressivo allontanamento del mare, sia la zona che la Chiesa subirono un lento declino, perché venne costruita una nuova strada che portava direttamente a Genova. Poi nel 1706 nella Chiesa venne posta la miracolosa statua della Madonna della Misericordia e venne consacrato il Santuario.

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Tra le opere sono da segnalare ai lati dell’altare le due statue lignee di di Sant’Anna e San Gioacchino  e il Crocifisso, tutti della scuola del Maragliano

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Nelle cappelle laterali vi sono alcune tele

Molto particolare è il chiostro che apparteneva al monastero, costituito da 28 pilastri tozzi e bassi e da un padiglione posto sopra il pozzo, particolarità notevole in quanto solitamente i pozzi nei chiostri venivano sistemati al centro ed erano scoperti per raccogliere l’acqua piovana.35_14

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Alla Madonna della Misericordia è attribuita la conversione di un importante personaggio del 1800, conversione che è ricordata anche da una lapide posta nella Chiesa.

Cristoforo Bonavino, nato a Pegli nel 1821, e diventato sacerdote, assunse atteggiamenti molto rigidi nei confronti dei confratelli, tanto che venne richiamato più volte dal vescovo; rivoltosi verso  il giansenismo, avversato dall’ordine al quale apparteneva, venne definitivamente espulso. Sotto lo pseudonimo di Ausonio Franchi, cioè Italiano Libero, Bonavino pubblicò molti scritti e si affiliò ai Mazziniani condividendone gli ideali risorgimentali, ma arrivando a polemizzare con figure importanti quali Mazzini, Orsini, Pisacane.

La sua conversione, prima filosofica e quindi religiosa avvenne a seguito della sua visita nel 1886 presso il Santuario di Virgo Potens e nel 1893 tornò come sacerdote a celebrare la Messa.35_18A Pegli in vico Condino  esiste la targa a ricordo di  questa vicenda.

Trovo sempre molto interessanti le storie di questi personaggi spesso sconosciuti ai più!

La tua amica Marian

 

 

 

Storie di eroi e non solo… – 6 : Le sorprese del Laboratorio di Restauro

Carissima Eleanor

come ti avevo promesso ti parlo ancora della visita al Laboratorio di Restauro di Santa Maria in via Lata.

Ecco un bellissimo e antico Cristo restaurato  che attende solo di essere riportato in un museo.

E poi il Crocifisso di Anton Maria Maragliano; commissionato dall’Abate Borea di Sanremo, risale al 1723 e si trovava nel Santuario di Nostra Signora della Costa di Sanremo, in gravissime condizioni di conservazione, con profonde spaccature e deformazioni all’altezza del torace e delle spalle.

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La superficie pittorica era annerita e ricoperta di minuscole bolle di colore e di escoriazioni. E’ stato quindi smontato parzialmente, consolidato e reincollato nelle parti staccate; la pulitura della superficie ha riportato alla luce la raffinata cromia originaria, al di sotto di svariate ridipinture fatte nel corso dei secoli

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Ma una delle cose più interessanti che il Laboratorio sta restaurando è questo dipinto.

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E’ un quadro di autore fiammingo appartenente ad una famiglia che in passato, non avendo idea del suo valore, lo aveva tagliato per adattarlo probabilmente ad una cornice e vi aveva fatto dipingere sopra un ritratto.  Ritrovato per caso ed esaminato con le moderne attrezzature è stata rinvenuta questa meravigliosa pittura fiamminga.

Nonostante le parti mancanti, la cosa positiva è il fatto che essendo rimasto nascosto per secoli non è mai stato sottoposto a restauri e ha mantenuto intatte tutte le velature tipiche della pittura fiamminga, che in molte opere sono state cancellate appunto da restauri effettuati nell’Ottocento e nel Novecento, che utilizzavano tecniche più invasive rispetto a quelle odierne.

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Il restauratore, tramite un apposito liquido, ha evidenziato la parte di dipinto che ha già subito un parziale restauro e che mostra i vividi colori  della pittura fiamminga, facendo intuire la bellezza dell’intera opera.

Ecco ad esempio la resa di questi grappoli di uva, che sembrano pronti per essere assaggiati…

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Frutta  fiori e carni , pronte per essere cucinate…

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E possiamo solo immaginare come doveva essere il quadro in origine!

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Anche se è ancora sconosciuto l’autore del dipinto, e forse non si saprà mai, era certamente uno dei mastri dell’epoca d’oro dei fiamminghi!

La tua amica Marian

Storie di eroi e non solo… : 5 – Il Laboratorio di Restauro

Mia carissima Eleanor,

sovente in alcuni dei miei post ti ho parlato del Laboratorio di Restauro di Santa Maria in Via Lata, (Trittico di San Donato , Oratorio di Mele, Oratorio di Sestri P,) che si è preso cura in modo eccelso di moltissimi capolavori che stavano deteriorandosi. Oggi voglio portarti proprio dentro il laboratorio, che, come potrai immaginare è colmo di stupende sorprese, a partire dal luogo dove è ospitato.

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Il Laboratorio infatti si trova all’Interno della Chiesa di Santa Maria in Via Lata, attualmente sconsacrata. Fu costruita nel 1336 e all’epoca dominava il colle di Carignano  accanto al palazzo dei Fieschi, abbattuto nel 1547 dai Doria a seguito della cosiddetta “congiura dei Fieschi” nella quale Giovanni Luigi Fieschi attentò alla vita dell’Ammiraglio Andrea Doria.

La Chiesa fu risparmiata, ma subì danni durante la Seconda Guerra Mondiale e fu quindi oggetto di restauro nel 1981;  conserva ancora la splendida facciata a strisce bianche e blu di marmo e ardesia,  il portale con i capitelli decorati e il rosone.

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L’interno è a unica navata, e l’abside è sormontato da una volta a  crociera.

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A causa delle vicissitudini storiche. nella chiesa rimangono solo alcuni affreschi delle volte,  risalenti al tardo Quattrocento, che raffigurano i quattro evangelisti.

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La Chiesa di Santa Maria in Via Lata è famosa per essere stata l’oggetto di uno sgarbo tra nobili dame, a seguito del quale sorse poi la Basilica di Carignano. Si dice che la moglie di Bandinello Sauli era solita andare a Messa nella Chiesetta in Via Lata. Una mattina, essendo in ritardo, mandò una servetta a chiedere di ritardare la funzione, ma la dama dei Fieschi che aveva la proprietà sull’edificio, non solo ordinò che iniziasse subito la Messa, ma mandò a dire alla nobildonna: “chi vuol dei comodi se li procuri a sue spese”. La dama Sauli, offesa, impose al marito di costruire una imponente Basilica sul colle davanti a Via Lata , che ricordasse ogni giorno  alla rivale la potenza e la nobiltà della famiglia Sauli: sorse così la Basilica di Carignano!

Ma torniamo all’epoca attuale e vediamo cosa nasconde oggi la Chiesetta.

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Provenienti da Chiese e Musei, ma anche da collezioni private, opere d’arte di ogni genere sono qui riportate all’antico splendore, con metodi accurati e utilizzando moderne apparecchiature a laser .

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Ma è la grande arte e la mano dei restauratori a compiere poi il miracolo!

Dipinti, angioletti in legno…

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Antiche statuine dei presepi genovesi, con i loro abiti in preziose stoffe

Opere lignee appartenenti a casse processionali, con in evidenza un inizio di restauro e la conclusione del lavoro che porta ai colori originali la statua…

La grande statua di San Martino mentre dona metà del suo mantello ad un povero…

Ci sono altri tesori da mostrarti, mia cara Eleanor! e ti anticipo solo un’importante opere di Maragliano e una inaspettata sorpresa anche per gli stessi restauratori, ma inserirò tutto in un nuovo post!

La tua amica Marian

Non solo Cattedrali: 10 – L’Oratorio di S. Antonio Abate a Mele

Carissima Eleanor,

L’Oratorio di Mele è un autentico gioiello nascosto! Al suo interno si trovano molte opere di alto valore artistico,  che ho avuto la fortuna di poter ammirare grazie ad un’amica.

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L’attuale edificio risale al 1634, anno in cui fu ristrutturato l’antico oratorio che era in decadenza e ha una navata unica con grandi finestre circondate da stucchi policromi  di Rocco Cantone, che incorniciano le dodici tele del ciclo pittorico di Carlo Giuseppe Ratti, eseguite tra il 1777 e il 1782, raffiguranti storie della vita di S. Antonio Abate.

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La pala dell’altare è attribuita ad Andrea Ansaldo che la dipinse in tarda età (1625) e raffigura San Bernardo di Chiaravalle  e Sant’Antonio Abate con la Madonna e Gesù.

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Molto belli sono gli stucchi colorati che circondano quadri, finestre e ravvivano le pareti.

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Lungo le pareti vi sono le dodici tele con le storie della vita di Sant’Antonio Abate, tra cui l’incontro nel deserto con Paolo l’Eremita e il corvo che porta il pane per sfamarli.

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Sarà proprio S. Antonio a trovare S. Paolo dopo la sua morte e questo episodio è narrato nelle due casse processionali che si trovano nell’Oratorio.

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La prima cassa, di dimensioni ridotte, è antichissima, forse la più antica della Liguria, e risale alla fine del XVI secolo ed è  chiamata dai melesi “Sant’Antonio il Vecchio” .

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Durante un accurato restauro si è evidenziata l’alta qualità della piccola cassa ed  è stata rinvenuta, sotto precedenti ridipinture, la particolare realizzazione della veste di San Paolo Eremita, fatta con canne palustri intrecciate proprio secondo la tradizione iconografica del Santo. I due leoni hanno code in ferro battuto.

La seconda Cassa processionale, di Anton Maria Maragliano, è stata realizzata tra il 1703 e il 1710. Rappresenta anch’essa Sant’Antonio Abate che ritrova San Paolo Eremita ormai senza vita, e vede l’anima del Santo portata in cielo da un volo di Angeli.

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Anche questa cassa è stata restaurata dal Laboratorio di Restauro di Santa Maria in Via Lata di Genova, che ha messo in luce la bellezza dei colori delle stoffe genovesi che vestono gli angeli e l’anima.

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San Paolo indossa anche in questa cassa la tunica di stuoia intrecciata tipica degli eremiti.

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Sant’Antonio Abate è raffigurato con il maialino che è il suo simbolo.

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E non mancano gli angioletti…

Durante il restauro è stata eliminato un bordo ligneo aggiunto successivamente, che appesantiva l’opera e ne aveva alterato l’originale,  e sono tornate alla vista le decorazioni, con foglie fiori e lucertole.

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La visita all’Oratorio è stata davvero un’inaspettata sorpresa!

La tua amica Marian

Tanti Nobili, tante Ville : 3 – Villa Doria De Mari a Sampierdarena

Mia cara Eleanor,

La villa Doria De Mari si trova appena sopra Via Cantore, a Sampierdarena, e risale al 1582, come proprietà di Gio Battista Doria; a metà Ottocento diventa proprietà della famiglia De Mari e quindi nei primi anni del 1900 passa alle Suore della Divina Provvidenza. Come tutte le residenze estive aveva un vasto giardino, con coltivazioni in terrazze a più livelli, data la conformazione del terreno collinare.

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La  villa, adibita ora a scuola, si sviluppa su tre piani e all’interno vi sono diverse sale affrescate.

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La sala con al centro l’affresco della “Disputa tra Nettuno e Minerva per il dominio dell’Attica” è l’unica che conserva ancora le decorazioni cinquecentesche a grottesche, con figure e paesaggi naturali con colori molto vivi.  Il mito narra che Nettuno offrì un bellissimo cavallo e Minerva l’ulivo; gli arbitri stabilirono che l’ulivo era preferibile e Minerva ottenne la sovranità sull’Attica,

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La Cappella presenta l’affresco dello Sposalizio della Vergine: dal lato di Maria c’è un gruppo di donne, e dal lato di Giuseppe un gruppo di uomini tutti con un bastone in mano, ma solo quello di Giuseppe è fiorito e quindi egli è l’unico degno; l’uomo in primo piano spezza il suo bastone in un gesto di disappunto.

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Al piano nobile il bellissimo salone presenta un grande affresco centrale che narra un  evento storico: l’incontro di Nicolò Doria con papa Gregorio XIII probabilmente avvenuto nel 1575 a Roma. Nicolò era il primogenito di Giacomo Doria e Bettina de Marini e fu avviato alla carriera politica dallo zio Giovanni Battista, doge di Genova nel 1537.

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Ma la sala più particolare e caratteristica è quella detta “Sala del Gatto”; la stanza rappresenta un originale esempio ottocentesco di sfondato architettonico. Su tutte le pareti e sul soffitto infatti  è riprodotto l’interno di una cascina, con oggetti di uso quotidiano.

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La scala che porta al piano superiore, l’arco che apre lo sguardo sul pergolato e la Madonnina appesa al muro…

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Un mortaio, dei vasi, un setaccio, dei mestoli…. cose di uso domestico…

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Il tetto che lascia intravedere il cielo e la vite che cresce tra le assi dissestate…

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E poi lui! il bellissimo gatto che dà il nome alla sala, che osserva dalla finestra, impassibile, tutta l’umanità che gli sta passando davanti da secoli!

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La Villa Doria De Mari vale davvero una visita; per fortuna è stata aperta alle visite in occasione di una edizione dei Rollidays!

La tua amica Marian

 

 

 

 

 

 

Naufragar m’è dolce in questo mare: 2 – Barche di “rango”

Carissima Eleanor,

un giro al Porto Antico riserva sempre piacevoli scoperte: in una bella mattina di sole invernale ho incontrato diverse “signore” eleganti e ben disposte a lasciarsi immortalare e te le voglio presentare!

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La prima ospite del porto è “Demùa”, che in genovese significa giocattolo…  ed infatti è piccolina, aggraziata, raffinata come una bella damina.

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Ecco poi la sensuale “Gilda”, nome che evoca bellezze brune, dagli occhi intensi e provocanti…

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Quindi “Alè” , allegra, divertente, simpatica,  sempre sorridente!

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“Ghea” in genovese vuol dire “c’era”… forse è una signora di una certa età, con una bellezza ormai al tramonto, ma ancora apprezzabile?

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“Malvina” è sicuramente una signorina vivace e un po’ frivola, che si pavoneggia tra le altre.

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E che dire di questa “Gattolona”? Dolce e un po’ rotondetta, da coccolare come un bel micetto!

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Ecco l’intellettuale “Fantasia”, che inventa ogni volta un viaggio diverso e che naviga spesso solo con la mente.

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“Nuvola” invece vola lontano, verso altri oceani e il mare è il suo unico limite!

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Ah! Tra tante dame ho trovato un cavaliere, che come tutti i cavalieri veste una elegante armatura… “Grey”!

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Che raffinatezza! E’ evidente che è abituato alla velocità, al mare aperto, alle corse con i delfini!

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E a sorvegliare questa allegra banda c’è lui, che conosce a perfezione ogni angolo del Porto Antico…

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Spero ti sia divertita anche tu! A presto mia cara Eleanor.

La tua amica Marian